giovedì 28 gennaio 2010

Il Risorgimento nel cinema italiano

a cura della Prof.ssa Beatrice Barbalato
(Université Catholique de Louvain) e del Prof.
Fabien Gerard (Université Libre de Bruxelles)

con il sostegno di
Istituto Italiano di Cultura

Il Comitato della Società Dante Alighieri di Bruxelles presenta un ciclo di film sul Risorgimento selezionati e introdotti dalla Prof.ssa Beatrice Barbalato (Université Catholique de Louvain) e dal Prof. Fabien Gerard (Université Libre de Bruxelles).

Il primo film della serie, Viva l’Italia (1960), diretto da Roberto Rossellini si iscrive nel clima celebrativo del centenario dell’Unità italiana. Garibaldi è un mito. In particolari momenti della storia italiana questo mito ha assecondato l’enfatizzazione della chiamata dei volontari in guerra, il culto dei martiri della patria.

Negli anni ’70 ci si interogó sul rapporto intellettuali/popolo, sulle disparità nord/sud, sulla relazione lingua/dialetto. I film di questi anni - eredi del Visconti di Senso (che il regista aveva intitolato Custoza dalla celebre sconfitta dei Piemontesi, titolo che la censura non fece passare) - hanno permesso di comprendere meglio la complessità del processo unitario sottraendosi ad una certa retorica e sottoponendo a critica l’estrema enfatizzazione del senso di nazione, che rischiava di sfociare nel nazionalismo.

Le proiezioni iniziano alle ore 19.00:
  • 1 Febbraio - Viva l'Italia! di Roberto Rossellini (1960), preceduto da Il piccolo garibaldino (1909) 15'
  • 8 febbraio - Allonsanfan di Paolo e Vittorio Taviani (1974)
  • 15 febbraio - Nell’anno del Signore di Luigi Magni (1969)
  • 22 febbraio - 1860 di Alessandro Blasetti (1934).

Le proiezioni si svolgono nell'auditorium dell'Istituto Italiano di Cultura in Rue de Livourne 38, Bruxelles.

giovedì 7 gennaio 2010

Democratici e moderati nel percorso per l’Unità italiana

Conferenza - 22 gennaio ore 18.30
Istituto Italiano di Cultura, Rue de Livourne 38, Bruxelles


Il fallimento della Restaurazione disegnata a Vienna nel 1815 apparve subito chiaro ai più equilibrati osservatori europei dell’epoca: la stessa Santa Alleanza, nata con un ambizioso spirito di fratellanza e di rinnovamento religioso, si rivelò essere un puro e semplice strumento di repressione.
Ben presto ripresero vigore in campo culturale e, soprattutto, letterario, le idealità sorte durante il periodo napoleonico. Alessandro Manzoni poteva, nel medesimo anno, il 1821, sottolineare insieme la concretezza degli obiettivi nazionali,
una gente che libera tutta
o fia serva tra l’Alpe ed il mare;
una d’arme, di lingua, d’altare,
di memorie, di sangue e di cor.
(Marzo 1821, 29-32)

e la perdurante solidità del mito napoleonico, aprendo le porte alla lunga attesa del Generale, capace di tradurre le aspirazioni nazionali in vittoriose lotte sui campi di battaglia.

così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
(Il Cinque Maggio, 5-12)

Tuttavia, solo dopo gli avvenimenti del 1830 - l’avvento di Luigi Filippo in Francia e il successo della rivoluzione belga - le sollecitazioni provenienti da Parigi e da Bruxelles si trasformarono da generosi empiti in sempre più precisi e dettagliati programmi politici. Mazzini diede inizio al suo affascinante e “rivoluzionario” percorso unitario, per l’Italia innanzi tutto, ma, subito dopo, anche per l’Europa. Altri si inoltrarono in un percorso federalista, pur con i diversi accenti che tale scelta aveva nei differenti campi, moderato e democratico. I nomi di Cattaneo e Ferrari, da una parte, e di Balbo, Durando, Tommaseo e Gioberti, dall’altra, appaiono emblematici di una stagione (1831-1846) di riflessioni e di discussioni, che culminerà nell’agosto del 1847 con l’opera di Massimo d’Azeglio dedicata alla “Proposta di un programma per l’opinione nazionale italiana”.
Ma il biennio 1848-1849 farà tramontare insieme l’utopia neoguelfa e i progetti di federazione: dagli “errori” di quel fatidico biennio resterà immune il solo programma unitario di ispirazione mazziniana. Non sarà tuttavia Mazzini a realizzarlo, ma Cavour e Garibaldi che, permeati dalle idealità dell’Apostolo, intrapresero negli anni 1856-1860 quel percorso unitario che culminò, nel 1861, nella formazione dello Stato nazionale italiano, inscindibilmente legato all’idea di Roma capitale, anch’essa originariamente mazziniana.

Romano Ugolini